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Dott.ressa Silvana Maselli - Se hai disturbi del sonno... non dormirci su!
Dr.ssa Silvana MASELLI
Medico Capo della Polizia di Stato
Specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva
Specialista in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale

SE HAI DISTURBI DEL SONNO… NON DORMIRCI SU!

Moltissime persone possono dichiarare di avere accumulato nel tempo un debito cronico di sonno e soffrono costantemente di stanchezza mentale e fisica, di sonnolenza diurna e di difficoltà di concentrazione. A lungo andare questi disturbi possono dare origine a problemi di salute quali, ad esempio, cefalea, ipertensione e depressione. Spesso il debito cronico di sonno è causato dall’attuale stile di vita, proprio delle società di tipo occidentale con le sue molteplici sollecitazioni.
Sembra che una giornata di 24 ore sia troppo breve per chi deve lavorare in media otto ore al giorno, dedicare un certo numero di ore alle attività domestiche, occuparsi della famiglia, svolgere un po’ di attività fisica, navigare su internet, incontrare gli amici e concedersi qualche svago. Quando non si ha tempo sufficiente è inevitabile sottrarlo al sonno.
L’uomo primitivo, secondo studi americani, dormiva all’incirca dodici ore al giorno,
sebbene avesse un tipo di sonno più leggero del nostro, probabilmente per la necessità di difendersi dalle aggressioni nelle ore notturne.
Nell’età moderna il sonno dell’uomo si è come “compresso”, è più profondo ma in compenso ha una durata minore, per consentirci di riposare pur mantenendo un lasso di tempo di veglia tale da rendere possibili le tante attività quotidiane, inesistenti per l’uomo preistorico, i cui ritmi di vita erano scanditi esclusivamente dalla naturale alternanza di luce ed oscurità e dalle attività di caccia.
Una persona su tre può dire di avere, o di avere avuto, disturbi del sonno.
Ma cosa si intende per disturbi del sonno? Il dormire male, con frequenti risvegli, o anche solo un sonno di cattiva qualità, dal quale non ci svegliamo riposati, oppure una vera e propria insonnia, ovvero l’incapacità di dormire un numero di ore sufficiente alle proprie esigenze. E questo può avvenire per difficoltà ad addormentarsi la sera o a riaddormentarsi dopo risvegli nel corso della notte, o, ancora, caso assai frequente, il risveglio alle prime luci dell’alba.
Ciò che connota l’insonnia non è tanto la durata del sonno in senso assoluto quanto piuttosto la sua durata insufficiente rispetto al bisogno di dormire, avvertito in misura variabile da ciascun individuo. Svegliarsi alle 5 del mattino può essere una piacevole abitudine per alcuni, mentre costituisce un serio problema per altri che vorrebbero e potrebbero dormire ancora un paio d’ore, senza però riuscirvi!
I disturbi del sonno possono essere definiti acuti, ovvero episodici, di recente insorgenza e per brevi periodi, oppure cronici, perduranti da più di sei mesi o addirittura da anni. Le cause dell’insonnia sono per lo più di natura psicologica e solo in una minoranza di casi sono di natura organica o propri dell’età senile.
L’Ansia che permea la vita quotidiana e accompagna la gestione dei problemi familiari, dei problemi economici e delle difficoltà presenti nell’ambiente di lavoro, è ciò che più spesso ci tiene svegli.
Questo accade anche quando l’ansia non costituisce solo la fisiologica reazione ad un periodo “difficile” della nostra vita, ma è il sintomo di una depressione mascherata oppure la fonte di somatizzazioni e fobìe.
Ed è proprio l’ansia che può trasformare un’insonnia acuta in una forma cronica, di lunga durata. Infatti, se in un periodo stressante, caratterizzato da disturbi del sonno, l’ansia diventa paura di non riuscire più a dormire, l’insonnia permarrà anche quando l’episodio di stress si sarà risolto.
Molte persone ad esempio riescono ad addormentarsi esclusivamente sul divano, magari col televisore acceso, poiché il letto, rievocando immediatamente le notti di sonno cattivo provoca una attivazione del sistema nervoso, e quindi l’impossibilità di prendere sonno, perpetuando l’ansia di non riuscire più a dormire.
Dunque, attenzione a non cadere in questo circolo vizioso!
Anche il facile ricorso alle benzodiazepine, nel timore di un’altra notte in bianco, può favorire la dipendenza, sia psicologica che fisica, dal farmaco, senza il quale non si riesce più a dormire.
Come comportarsi allora? Nelle insonnie croniche, o accompagnate ad un disturbo depressivo, è bene rivolgersi ad uno specialista.
Invece - nel caso di una insonnia insorta da pochi mesi - una sensazione di fatica e un po’ di sonnolenza diurna, costituiscono il prezzo da pagare per non trasformare un disturbo passeggero in una patologia.
Il consiglio del terapeuta, quando si dorme poco e male da alcune notti, è quello di non cedere alla tentazione di “pennichelle” pomeridiane o di indugiare nel letto più a lungo del solito per compensare la stanchezza, ma, al contrario, è quello di vivere pienamente la giornata, alzandosi appena svegli.
Svolgere le normali attività favorirà un sonno fisiologico la notte seguente.
Sono sufficienti poche semplici regole, come evitare le bevande eccitanti, fare un po’ di moto e, magari, concedersi qualche piccola gratificazione, per favorire una notte di riposo.