Marian Mandroc
ufficiale di collegamento della
Polizia della Romania in Italia
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Marian Mandroc
Intervista della pubblicazione ATLASORBIS MAGAZINE

1. Com'è nato l'Accordo bilaterale tra il Governo Romeno e quello Italiano, riguardo alla situazione d'emergenza creata dai rom, che permette ai colleghi dalla Polizia Romena di operare nel territorio Italiano in stretto collegamento con la Polizia Italiana?

Risposta:
Si deve specificare sin dall'inizio, che non si tratta di un vero e proprio Accordo tra i governi, che regola la cooperazione bilaterale nel campo del contrasto dei reati, commessi in Italia dai cittadini romeni di etnia rom. Da parecchio tempo, esiste uno stretto rapporto dal punto di vista giuridico tra i due Stati, che si basa sul contrasto della criminalità italiana nel territorio Romeno, e di quella romena nel territorio Italiano. Nel quadro giuridico di cui abbiamo detto, il Ministero degli Interni Romeno e quello Italiano hanno svolto in Italia, nel 2007, alcune azioni specifiche destinate alla cooperazione alla lotta di contrasto alla criminalità, soprattutto riguardo ai reati commessi dai nostri connazionali nella Penisola. L'art.1 del Protocollo di cooperazione, firmato a Bucarest il 19 dicembre 2006, prevede che “allo scopo di prevenire e combattere la criminalità romena nel territorio Italiano e quella della criminalità italiana nel territorio Romeno, saranno svolte delle indagini comuni, con la collaborazione attiva del personale della Polizia Romena negli Uffici italiani e del personale della Polizia Italiana negli Uffici della Polizia romena”. Questa è la base giuridica dell'organizzazione, che si è sviluppata nelle fasi successive del Progetto comune ITA.RO, che ha avuto inizio nei primi mesi del 2006, conforme al Protocollo firmato il mese di ottobre 2003 tra la Polizia romena e quell'italiana.

2. Quest'azione comune tra le Forze di Polizia italiane e quelle romene, è stata un'esperienza positiva? Lei pensa che anche altri paesi dell'Unione Europea potranno fare gli stessi passi, in tal modo che un poliziotto di uno Stato Membro dell'U.E. possa lavorare in un'azione comune con le Forze di Polizia locali?

Risposta:
Non è stata solo un'esperienza positiva nel campo della cooperazione diretta di Polizia, ma i risultati registrati hanno dimostrato un approccio pragmatico dei Ministeri degli Interni romeno e quello italiano, nel gestire i problemi creati soprattutto dalla criminalità romena nel territorio Italiano, ma anche a quella italiana nel territorio Romeno. Questa linea d'azione ha avuto un successo negli sforzi dei due paesi sul piano bilaterale, che ha fortificato la cooperazione diretta, che è un elemento fondamentale nelle misure stabilite a livello U.E., nel contrasto alla criminalità che ha un profondo carattere transnazionale.

3. L'Italia e la Romania, sono stati i primi Stati che da questo punto di vista hanno intrapreso questo tipo di cooperazione in comune?

Risposta:
Non possiamo affermare che la Romania e l'Italia sono stati i primi paesi che hanno intrapreso questo tipo di operazioni in comune, ma anche altri Stati, che hanno affrontato delle situazioni operative che hanno imposto una reazione puntuale e hanno avuto questo tipo di interventi in comune. Quello che deve essere sottolineato è che, le attività stabilite dai Ministeri degli Interni romeni, e quello italiano, hanno avuto un gran successo nell'ampio quadro stabilito dai due paesi attraverso il Partenariato strategico bilaterale che ha festeggiato nel 2007, già 10 anni dalla nascita e che ultimamente è stato rinnovato, vista la collaborazione in questo campo specifico degli affari interni, tenendo conto dello statuto di Stato Membro dell'U.E. che il nostro paese ha.


4. Nelle operazioni svolte dai suoi colleghi dalla Polizia Nazionale romena, possono portare al seguito le pistole di ordinanza?

Risposta:
Non c'è stato ancora fatto alcun accordo a riguardo. Sul territorio italiano, i poliziotti romeni non svolgono attività di polizia giudiziaria autonome, ma accordano assistenza e supporto ai colleghi italiani nelle operazioni comuni, nel rispetto dei principi della cooperazione tra le forze di Polizia internazionali.

5. Sono state intraprese delle operazioni comuni di sgombero dei campi nomadi, è stata un' attività difficile? E' stato corretto l'appoggio accordato dalla Polizia romena in Italia nell'accompagnamento alla frontiera dei cittadini romeni, che hanno commesso dei reati ed erano indesiderati? Quest'appoggio accordato in Italia dai colleghi romeni ha facilitato le operazioni comuni di sgombero? Ci può spiegare il perché?

Risposta:
Le eventuali difficoltà non sono state di ordine poliziesco, e nel caso in cui si sono presentate, erano strettamente collegate all'elemento sociale, amministrate dalle municipalità implicate, direttamente legate alle condizioni che dovevano essere assicurate in seguito agli abitanti dei campi. Il contributo è stato accordato prima dello sgombero vero e proprio dei campi, e i poliziotti romeni hanno svolto delle attività di indagine e di traduzione, incluso anche il fatto che hanno convinto i cittadini romeni a lasciare le abitazioni, là dove erano occupate abusivamente. Per quanto riguarda l'accompagnamento alla frontiera, era di competenza dello Stato Italiano, ma per evitare un provvedimento di questo genere, i poliziotti dalla squadra giudiziaria e quelli di frontiera hanno avuto un ruolo fondamentale nella verifica, con la massima operatività, della reale identità dei cittadini romeni implicati, e anche dei precedenti penali che quest'ultimi avevano nel paese di origine.

6. Negli Stati Uniti, un poliziotto che proviene da uno Stato, si trova per interesse servizio o in vacanza in un altro Stato, può intervenire in una situazione dove il reato accade, a condizione però che informi il dipartimento di Polizia dello Stato in cui si trova come ospite, comunicando allo stesso tempo il numero identificativo del tesserino e la matricola della pistola di ordinanza; Lei pensa che nel futuro prossimo, anche nell'U.E. si potranno fare passi di questo genere?

Risposta:
E' una questione che riguarda le misure previste dagli accordi di Bruxelles, ma si deve rilevare che a livello dell'U.E. sono stati creati e utilizzati con gran successo, strumenti operativi di estrema efficienza, ove l'EUROPOL occupa un posto centrale, mentre, l'attività dell'Ufficio Europeo di Polizia di Romania, partecipa già da qualche anno, con un Ufficiale di collegamento che svolge la sua attività presso la sede dell'Aja.

7. Al di fuori dell'INTERPOL, quali altre Forze di Polizia Europee hanno avuto operazioni in comune, ove i poliziotti appartenenti ad uno Stato Membro hanno agito sul territorio di un altro paese che faceva parte dell'U.E.?

Risposta:
Si devono solo vedere i siti dei Ministeri degli Interni dei diversi Stati Membri dell'U.E. per trovare tantissimi esempi. La criminalità ha un carattere transnazionale che ha conosciuto una vera globalizzazione, come d'altronde la società in cui viviamo e la collaborazione nella lotta al suo contrasto è fondamentale. Quello che posso rilevare è il modo in cui MIRA agisce con tenacia nell'applicazione degli Accordi in materia e concordate da tutti gli Stati Membri dell'U.E., dove sono stati inviati in missione permanente degli addetti agli affari interni. Nel caso in cui la situazione lo impone, si organizzano delle missioni di poliziotti romeni con durata temporanea per risolvere questo tipo di problemi.

8.La Francia e la Gran Bretagna come d'altronde anche la Spagna, che hanno problemi con la criminalità rom, hanno intrapreso delle azioni comuni con la Polizia romena?

Risposta:
Il problema della criminalità non deve essere guardato attraverso il prisma dell'appartenenza dei cittadini di etnia rom. Sicuramente i rom hanno le loro particolarità, determinate dall'evoluzione storica. La loro presenza, crea, cosi come si è anche verificato in Italia, il cosiddetto allarme sociale, attraverso lo specifico modo di manifestazione, creazione dei campi nomadi e l'accattonaggio.
La collaborazione con i tre paesi suddetti ha riguardato il problema della criminalità in generale, senza distinzione dell'appartenenza etnica dei cittadini. E' chiaro che deve essere fatta una distinzione chiara tra il modo di manifestazione del comportamento dei rom, che s'individuano nel modo già specificato, senza che quest'ultimi possano costituire un problema di sicurezza interna, ma di ordine sociale. In effetti, questo è stato anche il dibattito della Conferenza Europea riguardo la popolazione rom, conferenza tenutasi nel mese di gennaio c.a. in Italia, che ha accentuato la necessità di una strategia europea di integrazione sociale dei rom.

9. Lei crede che il fattore linguistico, è stato un fattore essenziale che ha permesso ai colleghi italiani e romeni a lavorare sui rispettivi territori?

Risposta:
A livello di cooperazione tra le Forze di Polizia, il fattore linguistico è fondamentale, e l'appartenenza alla grande famiglia dei paesi latini è il ponte di collegamento tra la Romania e l'Italia e i tantissimi rapporti economici e culturali sono una dimostrazione reale in questo senso.

10. Le Forze di Polizia italiane hanno lavorato in comune sul territorio romeno?

Risposta:
Così come ho già detto all'inizio, il quadro giuridico bilaterale prevede lo svolgimento di questo tipo di operazioni anche in Romania. Praticamente, in un'operazione svoltasi nel nostro paese dal mese di febbraio al mese di aprile 2007, ha circoscritto il Progetto comune ITA.RO e sono stati arrestati 5 soggetti ricercati dell'Autorità Giudiziaria Italiana, tra cui il pericoloso latitante CONSTANTINI Antonio, di 55 anni di Lecce, rappresentate di spicco della criminalità salentina, ricercato dal marzo 2006.

Intervista di Nicola Zichella